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Come ogni aspetto che riguardi l’ecologia, spesso l’istinto più giocarci qualche scherzetto, quindi ho pensato di approfondire l’argomento cercando studi sul Life Cycle Assessment dei pannolini. Inaspettatamente, ho trovato fonti a partire dal 1998 in avanti! Come al solito, le trovi tutte le fonti a fine articolo.

Usa e getta vs. lavabile: colpo di scena

Sono rimasta abbastanza stupita quando ho letto la ricerca della UK Environment Agency del 2005, aggiornato nel 2008 che evidenzia un parimerito tra soluzioni riutilizzabili e usa e getta. Com’è possibile?

I pannolini usa e getta generano molti più rifiuti in discarica rispetto ai riutilizzabili, ovviamente, ma ci vuole molta più acqua per fare un pannolino di stoffa di uno usa e getta, principalmente per coltivare e lavorare il cotone. Quando l’acqua utilizzata per lavare i riutilizzabili viene aggiunta all’equazione, i pannolini di stoffa richiedono il doppio dell’acqua rispetto ai pannolini usa e getta. Nel calcolo sono considerate tutte le materie prime, sia quelle organiche (cellulosa/cotone) che quelle sintetiche (plastica).

La ricerca prosegue con un approfondimento sulle emissioni di CO2 e di tossicità derivante dallo smaltimento delle due soluzioni. la vera sorpresa: stoffa e pannolini usa e getta sono quasi a parimerito.

I tessuti e gli articoli monouso hanno un simile impatto sul riscaldamento globale, anche se per motivi diversi. La produzione di pannolini usa e getta emette più C02, ma l’elettricità utilizzata per lavare i pannolini riutilizzabili li porta quasi allo stesso livello. I materiali monouso hanno un impatto maggiore sull’esaurimento dell’ozono, grazie ai CFC (clorofluorocarburi) rilasciati durante la decomposizione in discarica. I pannolini di stoffa, però, generano più rifiuti tossici che possono avere un maggiore impatto sulla salute umana, a causa dell’elettricità, del detergente e dell’ammorbidente usati per lavarli.

Pannolini classici vs. biodegradabili

Alla luce di quanto detto sopra, i pannolini biodegradabili sembrerebbero la soluzione migliore.
In realtà non ne escono bene neanche loro. Uno studio del 2005 dell’Università del Queensland (Australia) ha rilevato come questi siano più impattanti dei pannolini classici in fatto di produzione perché consumano più materie organiche che vanno estratte direttamente in natura.

Addirittura, nel 2015, uno studio pubblicato sul Journal of Cleaner Product effettuato da tre università europee ha validato questa tesi, dimostrando che il passaggio dall’utilizzo di lanugine di cellulosa ad un polimero super assorbente riduce l’impatto ambientale dei pannolini dal 63% al 99%, in base al parametro considerato.

[Disclaimer: il nome delle università non l’ho scritto perché due di loro sono tedesche e io il “germanico” non lo so parlare, figuriamoci scrivere! Non ti preoccupare, trovi tutto nei link utili a fine articolo.]

Ambiente Italia ha inoltre condotto un’analisi comparativa di impatto ambientale fra pannolini monouso e pannolini ecologici e biodegradabili in fase di riciclo, utilizzando per questi ultimi i dati pubblicati sui siti internet dei produttori stessi.

L’analisi evidenzia che il processo di produzione e distribuzione dei pannolini biodegradabili ha impatti superiori a quello dei pannolini convenzionali (176 g CO2/pannolino per il biodegradabile vs. il 123 g CO2/pannolino per quello convenzionale) a causa del maggior peso del pannolino, dei maggiori consumi elettrici di assemblaggio e dei maggiori trasporti in fase di distribuzione.

Nel caso del riciclo per compostaggio dei pannolini biodegradabili vanno anche considerate possibili controindicazioni di tipo igienico-sanitario per l’elevata carica batterica. In ogni caso il compostaggio di questi prodotti richiede raccolta e consumi elettrici che generano ulteriori emissioni di CO2 (non buttare i pannolini nella compostiera, finiresti solo per rovinare il tuo compost!).

Quindi chi vince?

Se la guardiamo così sembra una sconfitta a parimerito, ma negli ultimi anni sono stati fatti grandi passi avanti per quanto riguarda lo smaltimento dei prodotti assorbenti per la persona e anche in altri campi che sicuramente avranno migliorato (seppur di poco) questi dati.

Considerazioni sui riutilizzabili

Si può certamente affermare che dal 2006 ad oggi l’efficienza degli elettrodomestici sia migliorata, quindi l’impatto causato dall’elettricità per lavare i pannolini riutilizzabili sarà diminuito, ma non possiamo sapere quanto ciò impatti sul calcolo totale.

Anche i detergenti sono studiati per essere sempre più ecologici, ma in questo caso resta il problema del corretto utilizzo da parte degli utenti, quindi non possiamo assumere nulla rispetto a questa variabile. Senza contare le soluzioni “fai da te” che spesso peggiorano la situazione. Inoltre, i pannolini di stoffa (una volta resi inutilizzabili) sono assimilabili ai rifiuti d’abbigliamento, quindi in effetti qualche dubbio rimane.

Se si riuscisse davvero a riutilizzare lo stesso pannolino per tanti bambini, il riutilizzabile potrebbe essere la soluzione preferibile. Di fatto, però, vendere e comprare pannolini usati è ancora difficile per molte persone, perché ritenuto poco igienico. Quindi si finisce per produrre sempre più pannolini riutilizzabili che rispetto a quelli classici o biodegradabili impiegano molto di più per degradarsi in fase di smaltimento.

Considerazioni su biodegradabili e compostabili

Purtroppo, è frequente che confrontando l’LCA di un prodotto “naturale” con quello di uno “artificiale” si scopra che il “naturale” in realtà è meno ecologico del sintetico. Il grande dilemma dell’ecologia di oggi è proprio questo: trovare il modo di ridurre l’impatto dei prodotti lungo tutta la filiera, non soltanto rispetto al momento di utilizzo e riciclo da parte del consumatore.

Nuove proposte

Una nuova tecnologia arriva proprio dall’Italia, è già attiva in diversi comuni e permette di ridurre tantissimo l’impatto dei pannolini in fase di smaltimento. La scopriamo insieme nel prossimo post!

Fonti

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